31 Luglio 2019
GRANO: COLDIRETTI PUGLIA, + 700% IMPORT DA CANADA; PORTO DI BARI DI NUOVO ‘GRANAIO D’ITALIA’

Aumenta di 7 volte la quantità di grano importato dal Canada in Italia nel 2019 dopo l’entrata in vigore del Ceta l’accordo di libero scambio fra la UE e il Paese nord americano. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti su dati Istat nei primi quattro mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2018 e il balzo delle importazioni – sottolinea la Coldiretti – arriva proprio al termine della stagione di trebbiatura del grano italiano ed il porto di Bari negli ultimi mesi è tornato ad essere il vero ‘granaio d’Italia’. Un lavoro che rischia di essere vanificato - sottolinea la Coldiretti - dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero di prodotti che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale vigenti nel nostro Paese come il grano duro canadese trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate sul territorio nazionale dove la maturazione avviene grazie al sole.

“Dopo il crollo delle importazione registrato l’anno scorso, è inaccettabile il balzo del 700% nel 2019 di grano importato dal Canada, dove viene fatto un uso intensivo del diserbante ‘glifosato’ proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato, uso che in Italia è vietato”, è la denuncia di Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

La Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 346.500 ettari coltivati e 9.990.000 quintali prodotto e valore della filiera della pasta in Puglia pari a 542.000.000 euro. La Puglia è, d’altro canto, la regione che paradossalmente che ne importa di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di prodotti agroalimentari nella regione, denuncia Coldiretti Puglia.

Alla perdita economica e di posti di lavoro si aggiunge il rischio ambientale – conclude Coldiretti - in un Paese che con l’ultima generazione ha perso oltre un quarto della terra coltivata per colpa dell’abbandono, della cementificazione e delle speculazioni che sottopagano i prodotti agricoli.

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