9 Agosto 2022
DEFLAZIONE:  UVA DA TAVOLA IN CAMPO A 0,50€ AL CONSUMO 4 €; CON +51% COSTI PRODUZIONE SUBITO MISURA 21 PER ORTOFRUTTA

E’ deflazione nei campi con i prezzi dell’uva da tavola a 0,50 euro al chilogrammo, mentre al consumo salgono fino a 4 euro, dopo che la guerra in Ucraina e i rincari energetici hanno spinto l’aumento dei costi di produzione +51% con un impatto traumatico sulle aziende agricole strette nella morsa della siccità. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia che denuncia lo stato di deflazione profonda in campagna con gli agricoltori che si vedono pagare l’uva da tavola a pochi centesimi, con una forbice dei prezzi dal campo alla tavola che fa schizzare i prezzi a 4 euro al consumo, con aumenti fino a 10% in più in più rispetto all’anno scorso.

“All’Assessore regionale all’agricoltura Pentassuglia chiediamo di convocare al più presto un tavolo di filiera prima che la campagna di raccolta dell’uva da tavola abbia la stessa drammatica evoluzione di quella delle ciliegie, rilanciare il settore e tutelare il reddito dei nostri produttori”.

Per ogni euro speso dai consumatori meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo – spiega Coldiretti Puglia - per effetto delle distorsioni e delle speculazioni che si verificano lungo la filiera a causa degli evidenti squilibri di potere contrattuale.

“In campagna l’uva da tavola di Puglia nella migliore delle ipotesi è quotata 50/60 centesimi al chilo, con un mercato freddissimo e prezzi al ribasso anche rispetto a contratti già stipulati. E’ urgente e vitale l’attivazione della Misura 21, un intervento straordinario da cui il settore ortofrutticolo è stato escluso nel periodo Covid, per sostenere le aziende agricole in uno scenario preoccupante per il settore, con la siccità che ha arrecato un ulteriore danno, aggravato dalle grandinate e dagli eventi estremi”, aggiunge Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Taranto.

Serve al contempo una ulteriore stretta sui controlli e l’applicazione della legge contro le pratiche sleali fortemente voluta da Coldiretti per rendere più equa la distribuzione del valore lungo la filiera ed evitare che il massiccio ricorso attuale alle offerte promozionali di una parte della GDO non venga scaricato sulle imprese di produzione già costrette a subire l’aumento di costi di produzione dovuti ai fenomeni inflazionistici post Covid, aggravati dalla guerra in Ucraina e alla tropicalizzazione del clima.

“I nostri imprenditori hanno aumentato la qualità delle produzioni e al contempo – insiste il presidente Cavallo - è stato diminuito l’impatto ambientale e la percentuale di residui, la più bassa al mondo, con pratiche agronomiche mirate, come la potatura invernale agli interruttori di dormienza, la rimozione delle prime infiorescenze e le potature in verde per la formazione di infiorescenze ritardate, la copertura dei filari, la modulazione dell’irrigazione, i trattamenti antisalini e l’inerbimento controllato, con l’impiego di manodopera altamente specializzata”.

Tale sforzo viene vanificato dalle importazioni di uva da tavola che in Italia ammontano a 25.000 tonnellate (circa il 3,2% dei consumi interni), di queste, una fetta consistente – denuncia Coldiretti Puglia - proviene dall'Europa (49%) e dall'America centro meridionale (circa il 25%), ed in particolare dai sue due principali paesi produttori Cile e Perù, la restante parte proviene dall'Africa (13,5%) ed Asia (4,6%).

Per difendere il patrimonio ortofrutticolo pugliese è necessario intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con interventi immediati e strutturali per programmare il futuro, afferma Coldiretti Puglia, lavorando per accordi di filiera con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali. Ma – conclude Coldiretti Puglia – occorre investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma bisogna anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che devasta le colture costringendo in molte zone interne all’abbandono dei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici e ai patogeni alieni, per contrastare i quali servono nuovi strumenti di difesa attiva e passiva.

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