7 Ottobre 2026
COTONE: OLTRE 300 ETTARI IN CAPITANATA; CRESCE LA FILIERA CON I GRANDI BRAND DELLA MODA

Nelle prossime settimane partirà la raccolta 2026 che si attende di alta qualità

Oltre 300 ettari in Capitanata, una crescita a due cifre in pochi anni e una filiera che lega sempre più strettamente agricoltura e moda, con il cotone 100% italiano che torna a ritagliarsi uno spazio nei campi pugliesi sostenuto dall’interesse delle imprese agricole e dalla crescente domanda dei grandi brand per fibre e tessuti nazionali. È quanto rileva Coldiretti Puglia, in occasione della Giornata mondiale del cotone, con la raccolta 2026 attesa nelle prossime settimane.

La campagna 2026 conferma una produzione di qualità eccellente – afferma Coldiretti Puglia - anche grazie alla nuova varietà a fibra lunga e media, con una resa superiore del 15% rispetto allo scorso anno e una produzione di oltre 40 quintali ad ettaro. Le quotazioni raggiungono i 180 euro al quintale per il cotone biologico e oscillano tra 140 e 160 euro al quintale per quello tradizionale, mentre gli accordi di filiera con i grandi brand della moda consentono agli agricoltori di non sostenere i costi del seme, della raccolta e del trasporto. La coltivazione comporta costi tra 800 e 1.000 euro ad ettaro per concimazione, irrigazione, manodopera e gasolio per i macchinari, ma il cotone rappresenta anche una coltura da rinnovo capace di ampliare le rotazioni con colture da reddito, rispondendo a un’esigenza particolarmente importante per l’agricoltura biologica.

La pianta, il Gossypium della famiglia delle Malvacee, teme il freddo e cresce bene nelle aree maggiormente esposte al sole e alla luce, adattandosi a diversi tipi di terreno purché non siano troppo compatti e privi di ristagni idrici, che aumentano il rischio di marciume delle radici. Dopo circa tre mesi dalla semina – spiega Coldiretti Puglia - le piante raggiungono l’aspetto di arbusti di media altezza e producono grandi fiori giallo pallido o bianchi, dai quali si sviluppa il frutto, una vera e propria capsula che, una volta matura, si apre naturalmente liberando la caratteristica bambagia.

In Capitanata sono presenti le varietà Hybrid e Armonia, a fibra corta sia a fibra lunga, che permettono di valorizzare una materia prima naturale al 100%, biodegradabile, ecologica e riciclabile, composta per il 95% da cellulosa, ipoallergenica, permeabile all’aria e traspirante, particolarmente adatta alla tintura e alla stampa. Il ritorno del cotone nei campi italiani si inserisce nel più ampio processo di trasformazione dell’agricoltura legato anche alla tropicalizzazione del clima, che negli ultimi anni ha favorito nel Sud Italia l’introduzione di nuove specie come mango, avocado e banane e ha spostato molto più a nord l’areale di presenza della coltivazione dell’olivo – dice Coldiretti Puglia - una trasformazione che spinge le imprese agricole a sperimentare nuove colture e a diversificare le produzioni per affrontare condizioni climatiche e dinamiche di mercato profondamente cambiate.

La riscoperta del cotone è così un segnale concreto della vitalità e della capacità di innovazione delle imprese agricole – aggiunge Coldiretti Puglia - che si stanno aprendo a nuove frontiere produttive e a filiere in grado di intercettare la domanda di materie prime nazionali. Il collegamento diretto con la moda crea nuove opportunità di reddito e lavoro e dimostra come la green economy in agricoltura possa diventare un volano di crescita sostenibile per i territori, valorizzando colture storiche alla luce delle nuove sfide climatiche e di mercato.

Il cotone, la più importante pianta tessile al mondo, viene coltivato in tutte le principali aree geografiche, con Cina, Stati Uniti, India e Pakistan tra i maggiori produttori, mentre in Europa la coltivazione è concentrata soprattutto in Grecia e Spagna. Un tempo diffuso anche in Italia, in particolare in diverse aree della Puglia, della Calabria e della Sicilia, tra l’Agrigentino e la Piana di Gela, è stato progressivamente abbandonato a partire dagli anni ’60 per l’avvento delle fibre sintetiche, lo strapotere del prodotto straniero e il peso dei costi di produzione, anche perché all’epoca la raccolta avveniva esclusivamente a mano. Oggi la coltivazione torna invece a suscitare interesse in Italia, dove cresce la richiesta di fibre e tessuti 100% Made in Italy e aumenta l’attenzione verso filiere tracciabili e produzioni nazionali.

Il cotone, inoltre, non trova impiego soltanto nell’abbigliamento. Perché dalla pianta derivano prodotti destinati a diversi comparti, dal mangime per la zootecnia all’olio utilizzato nei settori della cosmesi e della farmaceutica, mentre la pianta, che a seconda della varietà può raggiungere anche i tre metri di altezza – insiste Coldiretti Puglia - può essere ridotta in trucioli da utilizzare come combustibile nelle centrali termiche per il recupero energetico della biomassa vegetale. Dalla fibra si producono anche cotone idrofilo e ovatta.

Nell’Italia patria dell’alta moda, il ritorno del cotone coltivato nei campi italiani rappresenta dunque una risposta concreta alla domanda di produzioni sempre più Made in Italy, portando – conclude Coldiretti Puglia - il valore della filiera agricola anche nel mondo dell’abbigliamento e rafforzando il legame tra agricoltura, industria, innovazione e sostenibilità.

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